di
Sara Ferrigni
Liceo Archimede
classe 3° B/C
Non sapeva leggere nonno Giuseppe, ma il suo cuore parlava una lingua che non aveva bisogno di libri, la sua vita era fatta di gesti semplici e sinceri e la sua curiosità, la sua voglia di vedere e di conoscere andavano al di là delle colline del suo piccolo paese. Non sapeva scrivere, è vero, ma aveva un dono straordinario, quello di disegnare con grande maestria tutto ciò che vedeva e che immaginava: grandi navi, paesaggi sconfinati, volti di persone che non aveva mai incontrato. Mariuccia lo sorprese un giorno che tracciava strani disegni su una mappa e gli chiese cosa stesse facendo, lui si fermò sorpreso e rispose con un po’ di imbarazzo che stava disegnando il mare, il cielo e i sogni. Mariuccia capì allora che non era necessario saper leggere per comprendere il mondo, bastava saperlo immaginare.
Un giorno finalmente partì per Napoli, che lui da sempre desiderava conoscere; partì con Mariuccia, entrarono nella grande città tenendosi per mano, frastornati dalle luci, dai suoni, dai colori. Giuseppe inebriato da tanta bellezza confidò a Mariuccia che forse non avrebbe mai visto New York ma che gli sembrava di avere già trovato l’America. La bambina gli rispose commossa che la sua America era lui.
Negli anni che seguirono nonno Giuseppe continuò a sognare, anche quando si rassegnò al suo paesello con le colline silenziose e i ritmi lenti. Era riuscito a costruire una barca e ogni mattina al sorgere del sole usciva in mare. Diceva che il mare al mattino era come una pagina bianca su cui scrivere nuovi capitoli della vita.
Mariuccia intanto cresceva e ogni anno tornava al paesello per passare un po’ di tempo con il nonno. Un giorno mentre sfogliava il quaderno di Giuseppe si accorse che fra i disegni delle navi e delle città lontane c’erano anche schizzi di lei e della sua famiglia, momenti di vita quotidiana trasformati in opere d’arte.
Quando arrivò l’ultima estate di Giuseppe Mariuccia gli chiese se avesse ancora sogni da disegnare, lui le rispose di sì ma che non lo avrebbe fatto, le disse che questo adesso spettava a lei, le chiese di andare a vedere di persona quello che lui aveva solo immaginato e di raccontarglielo al suo ritorno.
Così fece Mariuccia, partì, visitò città lontane e ad ogni ritorno, seduti sulla vecchia barca, raccontava a nonno Giuseppe tutto ciò che per anni lui aveva sognato e disegnato.
Mariuccia capì allora una cosa importante, che i viaggi più belli non si misurano in chilometri, ma in amore, ricordi e sogni condivisi.