di
Francesca Cantalupo

Istituto Superiore Gentileschi
Classe 3ª A Scienze Umane

 

Quel pomeriggio il mare era calmo, lo sciabordio delle onde mi stava quasi ipnotizzando, distraendomi dal furibondo caos che avevo nella testa. Il sole iniziò a tramontare, scrutavo meravigliata le sfumature dipinte nel cielo. Fu inevitabile pensarci. Quel panorama, quel mare… tutto sapeva di lui.

Mi beai di quella serenità, consapevole che non sarebbe durata a lungo. Pochi minuti dopo, infatti, il rumore di alcuni passi imbranati e allegri mi riportò alla realtà.

«Mamma, mamma! Guarda cosa ti ho preso!» La mia dolce bambina mi porse un mazzolino di fiori gialli mentre mi guardava sorridendo genuinamente. Le lasciai una carezza sul viso e sorrisi per ringraziarla.

Aveva soltanto sei anni ma era talmente sensibile e intelligente che certe volte mi lasciava a bocca aperta. Ero immensamente fiera di lei, anche se facevo fatica a dimostrarglielo.

Con la mano destra battei un paio di volte sulla superficie dello scoglio sul quale ero seduta.

Con cautela si avvicinò a me e, goffamente, si sedette.

«Mamma, posso farti una domanda?» mi chiese tutto a un tratto con titubanza. Annuii in segno di assenso, poi parlò.

«Cos’è l’amore?»

Rimasi spiazzata per un attimo e, mentre pensavo a cosa dire, notai con la coda dell’occhio che mi fissava con i suoi grandi occhi verde brillante, in attesa di una risposta da parte mia.

«Che cos’è l’amore? Te lo insegna la vita, la paura, la gioia… tante cose a dire il vero.» risposi semplicemente.

Si accigliò, e potei appurare dall’espressione sul suo volto che non fosse affatto soddisfatta della risposta.

«Per te cos’è?» domandò ancora curiosa.

«Cos’è per me l’amore? Tutto. In ogni gesto, in ogni parola c’è amore. Dentro di me c’è amore, nonostante sia chiuso a chiave con tante, forse fin troppe mandate, sai? Che ci fosse tutto questo amore non lo sapevo. L’ho scoperto quando mi ha travolta come un fiume in piena una sera di febbraio di tanti anni fa davanti a un mare calmo e a un tramonto mozzafiato, proprio come questo, con al mio fianco l’amore della mia vita.»

 Sorrisi mestamente a quel ricordo, tanto lontano quanto vicino a me, inciso nel cuore e nell’anima.

«Sembra una favola! Voglio sapere di più!» esclamò lei estasiata, interessata alla vicenda.

«Perché non chiedi al papà di raccontartela questa sera prima di dormire?» le suggerii sperando di accontentarla.

«Raccontare cosa?» Sobbalzai non appena sentii la sua voce dietro di noi.

«Papà! Papà è tornato con le caramelle!» Nostra figlia iniziò a urlare e a saltellare freneticamente, poi raggiunse suo padre correndogli incontro.

«Chi vuole le caramelle?» domandò retoricamente lui, pur sapendo già la risposta.

«Io!» rispose la piccola peste dopo aver rubato il pacco di caramelle ed essere corsa via a mangiarle. “Sempre la solita storia” pensai divertita mentre la osservavo da lontano.

«Te l’ho mai detto che sei il mio mare?» chiesi improvvisamente all’uomo accanto a me. Non rispose, visibilmente confuso. Continuò ad osservarmi in cerca di una risposta.

«Sei l’amore della mia vita.»