di
Isabel Vittoria Marfella
Istituto Superiore Gentileschi
Classe 3ª B Scienze Umane
Mi è bastato uno sguardo. Un solo sguardo per capire che qualcosa non andava. Eravamo abbracciati sul divano ma lui era così distante. Era freddo, gelido. Non voleva baciarmi, a stento mi guardava.
“C’è qualcosa che non va?” Gli chiesi.
“No, non preoccuparti.”
Ma io insistetti. Ripensandoci ora forse avrei dovuto lasciarlo stare, avrei dovuto credere a quella bugia. Forse avrebbe fatto meno male della verità.
Vidi i suoi occhi riempirsi di lacrime. Quegli occhi così belli da farmi vedere il paradiso ogni volta che incrociavo il suo sguardo. E all’improvviso mi crollò il mondo addosso. Non mi sentivo più le gambe, calde lacrime cominciarono a rigarmi il viso, il cuore mi batteva così forte e così veloce che per un momento pensai che potesse uscirmi fuori dal petto. Mi girava la testa, avevo il respiro corto, un nodo alla gola.
“Ti prego, perdonami. Scusami.” Cominciò a dire lui. Io a stento riuscivo a sentirlo. “Non te lo meriti, non è colpa tua. Non è giusto, lo so.”
“No, non lo è.”
“Mi dispiace, davvero. Ma sul serio non so più cosa provo.”
“Lo so che ti dispiace. E so anche che è normale cambiare alla nostra età, e so che non è colpa tua ma è difficile. Tanto difficile.” Riuscii a dire tra un singhiozzo e l’altro.
“Ti prego, odiami se ti fa stare meglio.”
“Sai meglio di me che non riuscirei mai ad odiarti.”
Lui distolse lo sguardo da me per guardarsi le mani.
“Mi dispiace.” Ripeté.
“Lo so.” Dissi.
E ora sono fuori dal balcone di casa di Maya, col gelo che penetra fin dentro le ossa. Tutti intorno a me sono felici, fanno battute, ridono. Non so con quale coraggio sia venuta a questa festa, non so con quale autocontrollo io stia riuscendo a non versare nemmeno una lacrima. Forse lo sto facendo per Maya, perché non voglio rovinarle il compleanno. Ma forse lo sto facendo anche per me, per dimostrare a me stessa che sono forte, che posso gestire le emozioni da persona matura. Lui intanto è dentro casa, seduto sul letto a ridere con Renato e Dario. Lo vedo dalla finestra dietro alle mie spalle e all’improvviso non sono solo triste e delusa, sono arrabbiata. Perché io devo stare qui come una martire mentre lui è lì a godersi la serata? Ma la rabbia passa subito perché lo vedo rabbuiarsi e capisco che anche lui, come me, sta fingendo che vada tutto bene. Mi accorgo di avere paura, paura di quello che verrà dopo, paura di non sapere come andare avanti. Lui è l’unico ragazzo che io abbia mai amato, l’unico che io abbia mai baciato, l’unico con cui io mi sia mai sentita al sicuro. L’unico con cui io abbia condiviso tutto, l’unico che mi abbia fatto brillare gli occhi, l’unico per cui ho messo tutto e tutti in secondo piano. Il solo pensiero di stare senza di lui mi fa sentire persa e mi rimprovero per questo, perché non ho mai avuto bisogno di nessuno per stare bene. Quindi perché adesso mi sento come se stessi fluttuando in un nulla infinito?